Attacco in Libia, perché favorire il terrorismo appoggiando gli Usa?

Sigonella è, poi, degna di essere ricordata anche per un’altra ragione, non meno significativa della prima: per quella che è passata alla storia come “la crisi di Sigonella”, il caso diplomatico avvenuto in Italia nell’ottobre 1985, allorché, per la prima volta dopo il 1945, gli italiani e gli americani si videro contrapposti frontalmente.
Fu, probabilmente, l’ultimo momento di orgoglio nazionale, dovuto al governo di Craxi, certo corrottissimo, ma pur sempre meno indecoroso e osceno di quanto sarebbe venuto dopo (dal colpo di stato giudiziario di “mani pulite” del 1992 al colpo di stato finanziario del “governo tecnico” di Monti nel 2011): per l’ultima volta l’Italia ebbe il coraggio di dire di no, di non prestarsi servilmente ad appoggiare i crimini a stelle e strisce.
Dopo quella data, in pressoché tutti i crimini Usa v’è anche l’Italia, dalla Serbia del 1999 (D’Alema) alla Libia del 2011 (Berlusconi). Crimini ovviamente sempre legittimati come “esportazioni della democrazia”, “interventismi umanitari”, “missioni di pace”, e così via. Di menzogna in menzogna, di atrocità in atrocità.
Due considerazioni telegrafiche:
1) Dal terrorismo scaturiscono risposte terroristiche al terrorismo (ideologicamente fatte passare per legittime). L’imperialismo cessa di pensarsi come tale e viene santificato come “guerra preventiva”, come “bombardamento etico”, come “missione di pace”, e così via. Che poi a essere bombardati e massacrati siano donne, bambini e civili poco conta per la coscienza occidentale che ha scelto la via della “giustizia infinita” (Bush).
2) Finora l’Italia non ha subito attentati. Ma se si schiera con chi bombarda la Libia cosa ne seguirà? Siamo sicuri che con tale mossa non finisca anche l’Italia nel mirino? Dicono che vogliono combattere il terrorismo: la verità è che, così facendo, lo favoriscono.